Sono 80.000 i dipendenti assunti dalla Pubblica Amministrazione con contratto a tempo determinato, 80.000 precari in Italia, che presto potrebbero mettere in ginocchio le casse dello Stato: la Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti assunti con contratto a tempo precario, possono chiedere un risarcimento  equivalente a 2,5 a 12 mesi di stipendio.

La Corte di Cassazione a Sezioni Riunite, il 14 marzo di quest’anno è intervenuta sul tema dell’abuso del contratto a termine , nella pubblica amministrazione, la sentenza 5072/2016,  è stata emanata in merito al ricorso di Cristiano Marrosu e Gianluca Sardino, dipendenti a tempo determinato rispettivamente dal 2002 e dal 2000,  dell’Azienda Ospedaliera San Martino di Genova.

I giudici hanno statuito l’illegittimità del ricorso al contratto a tempo determinato per più di 36 mesi, ritenendolo un abuso, tale abuso va quindi risarcito, quantificato secondo ex art 32 legge 183/2010 dalle 2,5 alle 12 mensilità.

Nonostante abbiano diritto al risarcimento, resta preclusa la conversione del contratto da determinato a contratto a tempo indeterminato in virtù di un articolo della Costituzione:  il n.97 stabilisce che gli impiegati pubblici debbano essere assunti esclusivamente tramite un concorso, salvo nei casi stabiliti dalla legge.

Dunque, chi è alle dipendenze di enti statali o locali, non può subire il perpetrarsi della precarizzazione per più di 36 mesi, superato questo lasso di tempo non può essere assunto automaticamente a tempo indeterminato, ma è in diritto di richiedere un indennizzo allo Stato italiano, senza neppure sottostare all’onere della prova, basta solo dimostrare che il contratto si è protratto oltre i 36 mesi.

A conferma di quanto stabilito, un’altra recente sentenza della Cassazione, la 1286/2016, la prima nel settore sanitario ad essere stata resa dopo le Sezioni Unite: un’infermiera alle dipendenze della Asl di Taranto ha ottenuto un risarcimento pari a 4 mensilità dell’ultima mensilità globale.

Secondo l’Aran sono 79.691 il numero di dipendenti interessati dalla Sentenza della Cassazione.

Ma assodato che al dipendente “precarizzato” spetti il Risarcimento, la questione non è di certo conclusa, il NON poter convertire il contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, resta una questione aperta.

Sembra venga posto in essere il Principio di equivalenza con il settore privato, dove al lavoratore, superato il periodo di 36 mesi, in aggiunta al risarcimento spetta la conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.

Sulla questione è intervenuta Eleonora Florenza, Europarlamentare (L’altra Europa con Tsipras Gue Ngl), che in base al citato principio di Equivalenza,ritiene che lo Stato Italiano, dovrebbe adottare per prevenire e sanzionare l’utilizzo abusivo dei contratti a termine, misure, non meno favorevoli di quelle che disciplinano situazioni analoghe di natura interna.

Dal canto suo la Commissione Ue, nella sua risposta all’interrogazione, ha preso tempo, riservandosi di raccogliere quante più informazioni possibili in merito, analizzando l’enorme mole di documenti presentati dai denuncianti.

Rammenta comunque che la Corte di giustizia ha ribadito in diverse occasioni che l’accordo quadro legato alla direttiva 1999/70/CE non prevede un obbligo generale per gli Stati membri di disporre la conversione dei contratti di lavoro a tempo determinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato. Gli Stati membro possono inoltre tener conto delle esigenze di settori specifici, a patto che ciò sia giustificato da motivi oggettivi, allorché introducono nella legislazione nazionale misure volte a prevenire abusi nell’uso di contratti a tempo determinato successivi. Ne consegue che la direttiva non osta a che uno Stato membro affronti il problema dell’abuso di una successione di contratti a tempo determinato in modo diverso, a seconda che si tratti di contratti nel settore privato o nel settore pubblico.

E mentre la Commissione UE, prende tempo e si riserva di decidere ad analisi conclusa,  in questi giorni verranno depositati i primi ricorsi pilota alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) per denunciare la Violazione del Principio di Equivalenza.

A quanto pare in Italia, il ricorso al CEDU, sta diventando l’unica via percorribile, non sembra esserci nessun dialogo possibile con l’attuale Governo.

Che il ricorso venga o meno accettato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo, in base alla sentenza della Cassazione, la PA sarà costretta a mettere mano al portafoglio per poter risarcire quanti in questi anni sono stati abusivamente precarizzati dallo Stato, e a conti fatti sarà un salasso per le casse pubbliche.

Alla luce di questo, non sarebbe di buon senso, smettere di ricorrere al precariato  e bandire i tanto declamati concorsi?

 

Fonte: Precariato PA. Cassazione: sì a risarcimento per abusi. Ma su equivalenza trattamento con privato deciderà la Corte Ue